
Un’esperienza con cui non si vorrebbe mai fare i conti è la perdita di una persona cara. Tuttavia, gli adulti sanno bene che prima o poi dovranno affrontarla e nel corso della loro storia si sono preparati più o meno inconsapevolmente e dolorosamente a questa possibilità.
Per il bambino il discorso cambia leggermente, nel senso che la sua giovane età, nel migliore dei casi, lo ha salvaguardato da molte esperienze dolorose.
Quando si affronta la questione del lutto nei bambini, un aspetto fondamentale è l’età. I bambini piccoli, fino a 5 anni, considerano la morte come qualcosa di reversibile. Spesso si attribuiscono la responsabilità e pensano che se si comportano bene la persona ritornerà. Un’ulteriore reazione, legata alla credenza che la morte non sia un fatto definitivo, può essere l’indifferenza: il bambino non si sente responsabile dell’”allontanamento” della persona cara, pensa semplicemente che sia da un’altra parte.
A 7 anni il lutto è vissuto in modo molto intenso, ma il bambino non ha ancora la maturità emotiva necessaria per affrontarlo. E’ importante dare la possibilità al bambino di esprimere i suoi sentimenti, legittimare la sua tristezza e anche l’eventuale rabbia, senza temerla. E’ importante rimandare al bambino l’idea per cui piangere o sentirsi addolorato sia normale, è per questa ragione che può essere utile per il bambino vedere il pianto del genitore.
Gli adolescenti preferiscono parlare del loro lutto con i coetanei, ma allo stesso tempo temono di “appesantirli” con il loro dolore e di non sapere come esprimere i propri sentimenti. Per queste ragioni potrebbero vivere il loro dolore in solitudine, allontanando o perdendo alcune amicizie.
Come si sente dire spesso il tempo farà il suo dovere: i sentimenti all’inizio intensi cominceranno, infatti, via via ad affievolirsi; tuttavia, non può far tutto da solo, perché oltre al tempo interverranno numerose variabili, prima tra tutte la possibilità di poter “contare” sui genitori. Se questi, infatti, a loro volta saranno sopraffatti dall’evento luttuoso, il bambino o ragazzo non potrà permettersi di essere vulnerabile perché non potrà appoggiarsi su un porto sicuro e solido. In una situazione simile, il fanciullo potrebbe “decidere” di mettere da parte il suo dolore per distrarre il genitore usando i mezzi di cui dispone, ovvero la cattiva condotta, andare male a scuola o occuparsi della casa, assumendo un ruolo di adulto. Questi comportamenti devono essere tenuti sotto controllo e nel caso dovessero presentarsi, allora, il ricorso a una figura professionale qualificata sarebbe più che giustificato. La questione è semplice: i bambini (o adolescenti) fanno i bambini, affrontando le loro importanti tematiche evolutive, e gli adulti fanno gli adulti, in grado cioè eventualmente di capire se hanno bisogno di un aiuto, che può essere professionale, ma anche derivare dalla rete familiare o sociale vicina.
Alcuni accorgimenti che è bene seguire dopo un lutto, per essere sicuri che il dolore venga affrontato e non evitato:
Dare informazioni chiare e concrete, evitando frasi come “è andato in cielo”: i bambini darebbero libero sfogo alla fantasia e proverebbero un angoscia infinita.
Consentire al bambino di partecipare al funerale per salutare la persona amata, assicurandosi che la cerimonia non sia traumatica.
Spiegare cosa è la tristezza e che se gli “viene da piangere è normale, anche i grandi piangono”.
Ristabilire la quotidianità e il controllo genitoriale: l’ambiente deve ritornare prevedibile e, quindi, sicuro e tranquillo.
Evitate il “è meglio non parlarne, perché sta male”, perché farete morire quella persona due volte: invece rendete la persona morta viva nel ricordo, è un modo per elaborare la perdita dando importanza al tempo che avete condiviso.
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Author:
Francesca Tagliavia – Psicologa