
Come si diventa adulti adeguati e sicuri di sè?
Di sicuro sarebbe utile crescere con genitori adeguati e sicuri a loro volta, cioè con genitori stabili e prevedibili, che sono in grado di divertirsi con i loro figli, con genitori che condividono coi figli le loro scoperte e che si pongono come guida.
Ma anche con genitori che tifano per gli slanci di autonomia dei loro figli, aiutandoli, eventualmente, a regolarsi.
E infine (ma non è davvero una fine) con genitori che siano in grado di prendersi cura di loro stessi, in grado di ascoltare i loro stessi bisogni e di andare d’accordo con le altre persone.
Accidenti che lista!
Ma si sa, nessuno cresce in circostanze ideali. La realtà è ben più complessa.
Buona parte dello sviluppo dei bambini ricade sui genitori, ma per fortuna non del tutto! Per esempio a volte un bravo insegnante può rappresentare un ancora di salvezza in situazioni familiari molto fragili: l’incontro con una persona positiva per il bambino ed esterna alla famiglia può cambiare un destino che sembri già scritto!
Ma le ferite rimangono comunque. Un bambino che è stato ripetutamente trascurato o umiliato potrebbe (il condizionale, vista la premessa, è d’obbligo) non aver appreso a rispettare se stesso e da adulto potrebbe non essere in grado di farsi valere. Un bambino che ha subito maltrattamenti di varia natura da adulto potrebbe portare con sé una rabbia cieca, il cui contenimento richiederà un’enorme energia.
Ma preferisco non addentrarmi troppo nella biologia del trauma, poiché la mia intenzione è concentrarmi su quello che è possibile fare nell’oggi, posto e considerato il trauma accaduto in passato.
Giungere a contattare uno psicologo non è mai semplice, ci sono tante paure, resistenze, voglia di riuscire a farcela da soli, così, spesso, situazioni che potrebbero essere “risolte” in tempi ristretti finiscono per diventare solide fortificazioni, inespugnabili.
Il fatto è che, difficilmente, il proprio vissuto interno rispetto ai propri vissuti traumatici può essere superato con un atto di volontà, del tipo “ah ma non era niente di che”, “ah ma che sarà mai”.. e so che quando si usa la parola ‘trauma’ si pensa alle situazioni più estreme, ma in psicologia è traumatico ciò che supera le capacità di comprensione e gestione di un individuo.
E direi che, se parliamo di bambini, possiamo facilmente intuire come quello che noi classifichiamo oggi da adulti come “che sarà mai!”, per un bambino invece è fortemente impattante. Sto parlando di una esperienza “critica”, che si configura come totalmente estranea. Teniamo presente che per vivere sereni dobbiamo avere un certo grado di prevedibilità rispetto a quello che ci succede attorno.
Allora… mentre scrivo mi rendo conto che non posso più soddisfare la mia intenzione di dare delle indicazioni su quello che è possibile fare oggi, perché di ricette prestampate valide in tutti i casi nelle vite delle persone non ve ne sono. Questo è il bello e il difficile della psicologia. Per quanto si studi e si legga sui propri problemi psichici poi l’unico modo è metterci le mani, sporcarsele, ma per farlo si ha bisogno, molto spesso, di qualcuno disposto a sporcarsi le mani insieme a te!
Per concludere, vorrei comunque provare a dare una risposta a quella domanda del titolo. Per diventare adulti adeguati e sicuri di sé sarebbe utile far parte della comunità in modo attivo e partecipe, non dimenticando di prestare sempre l’orecchio ai propri sentimenti. Su qualsiasi cosa ci accada.
(per approfondire “Il corpo accusa il colpo” di Bessel Van Der Kolk).
Autor:
Francesca Tagliavia – Psicologa