Aree di intervento

Dott.ssa Francesca Tagliavia ~ Psicoterapeuta ad orientamento junghiano ~ iscritta all’Albo degli Psicologi della Lombardia. 
Con competenze cliniche nell’ambito dei disturbi d’ansia e panico, dei disturbi dell’umore, alcolismo, disturbi del comportamento alimentare, traumi e traumi migratori.

Principali aree di intervento

Seguo persone con diverse problematiche o disagi psicologici, fornendo supporto attraverso un percorso di cura e ascolto impegnato e attento.


In particolare, mi occupo di:

Ciò che neghi, ti sottomette. Ciò che accetti, ti trasforma”.
C. G. Jung

Cosa è l’ansia? E cosa vuole dirci?

Dare significato ai sintomi ansiosi significa volerne comprendere l’origine e il suo scopo. Il mio approccio all’ansia non è focalizzato sulla sua gestione o sulla necessità di liberarsene ricorrendo ai farmaci (che tuttavia in alcuni casi possono essere utili). Per me la necessità è quella di rivelare la lezione che si cela dietro un sintomo ansioso, aiutando la persona a sviluppare parti della propria psiche che non sono stati presi ancora in adeguata considerazione e che necessitano invece di avere un loro sviluppo.
L’ansia si manifesta attraverso sintomi fisici, come tachicardia, sudorazione, fiato corto, sensazione di svenire ecc, e attraverso sintomi psicologici, quali agitazione, immobilismo, difficoltà di concentrazione, pensieri intrusivi ecc. Può essere più o meno invalidante e disturbante, provocando uno stato di malessere continuo e molta stanchezza.
Trattare l’ansia solo come un ostacolo da superare significa di fatto rinforzarla, poiché un sintomo esiste solo per essere compreso e ascoltato.


DEPRESSIONE

La depressione è una signora in nero. Quando appare non bisogna scacciarla, ma invitarla alla nostra tavola per ascoltare cosa ci dice”.
C. G. Jung

Cosa è la depressione? E cosa vuole dirci?

La Depressione maggiore è un disturbo pervasivo che compromette diverse aree della vita della persona, da quella personale e sociale a quella lavorativa.
Le ricerche dimostrano, inoltre, quanto chi soffre di un disturbo depressivo maggiore abbia una salute più cagionevole e sia maggiormente predisposto a sviluppare malattie fisiche anche piuttosto gravi.
Non bisogna trascurare alcuni sintomi che la caratterizzano, come profonda tristezza, diminuita energia vitale, perdita di interesse, sentimenti di svalutazione, inappetenza, ritiro sociale ecc ed è necessario rivolgersi al più presto a un professionista. In molte situazioni il percorso di elezione è integrato e vede la sinergia dei percorsi psicologico e farmacologico.
Può accadere che a seguito di un evento doloroso si sviluppi una depressione reattiva con conseguente umore depresso.
Oppure può accadere che si sviluppi una depressione a seguito di molti episodi dolorosi che non hanno avuto mai un luogo di espressione e conforto.


ALCOLISMO

“La gente farebbe qualsiasi cosa, non importa quanto sia assurda, per evitare di guardare la propria anima”.
C. G. Jung

Cosa è un disturbo da uso di alcol? E cosa vuole dirci?

“È una bugiarda!”.. “Non si impegna”.. “Basterebbe un po’ di forza di volontà”.. “ha il vizio”… Alcune frasi che vengono spesso rivolte a una persona che ha una dipendenza da alcol.
Trovo l’alcol particolarmente insidioso poiché la sua larga diffusione e accettazione sociale lo rendono vicino e disponibile come un buon amico. In verità si configura spesso come il luogo in cui tutta l’emotività affoga.
L’alcolismo è una malattia cronica recidivante che comporta difficoltà sanitarie, psicologiche, familiari e a volte anche legali. L’alcolismo non è dunque un vizio, ma una condizione di fragilità che necessità di essere vista e ascoltata.
Un campanello di allarme sul possibile sviluppo di una dipendenza è l’uso dell’alcol con funzione sedativa, calmante o come facilitatore nelle relazioni sociali.
Seguire un percorso psicologico è necessario per comprendere cosa è accaduto e come uscirne.
In seduta chiedo al paziente se è disponibile a invitare un familiare a degli incontri informativi sull’argomento. Spesso è tutto il contesto familiare che deve cambiare e mettersi in discussione.
Conosco meglio il problema dell’alcolismo rispetto alle altre dipendenze ma concordo con quanto sostenuto da C. G. Jung quando afferma che “ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico è l’alcol o la morfina o l’idealismo”.


DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno ma dall’incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili”.
C. G. Jung

Cosa è un disturbo del comportamento alimentare? E cosa vuole dirci?

L’American Psychiatric Association (APA) ha recentemente modificato il nome a questi disturbi da Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) a Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA). Non conosco le ragioni che hanno portato a questo cambiamento, scegliendo di usare tra l’altro una sigla che ricorda la genetica. Ma, al di là della definizione, quello che più mi interessa è l’aspetto di estrema sofferenza che porta con sè la persona con un disturbo alimentare.
I disturbi alimentari più conosciuti sono l’anoressia nervosa, la bulimia e il binge eating e non riguardano semplicemente un rapporto disfunzionale con il cibo. Vi è spesso una immagine del proprio aspetto falsata, la necessità di ricorrere a diete restrittive e a un esercizio fisico eccessivo, la necessità di liberarsi dopo aver mangiato attraverso il vomito o l’uso di lassativi, l’alternanza tra il digiuno e l’abbuffata, e altri.
Nei Disturbi Alimentari il corpo diventa lo strumento in cui il disagio profondo diviene visibile, un disagio che ancora non ha trovato parole per potersi esprimere.


TRAUMA – TRAUMA MIGRATORIO

“Non sono quello che mi è successo, sono quello che ho scelto di essere”.
C. G. Jung

Cosa è un trauma? Quando è veramente tale?

La vita è un insieme di piccoli eventi traumatici a partire dal primo momento in cui nasciamo. Vi sono tuttavia eventi che superano le capacità di un individuo di sopportare. Sopraffanno le sue capacità fisiche e psicologiche, costringendo la mente a trovare delle strategie di sopravvivenza.
Il trauma, a differenza dei precedenti, non è un disturbo, è un evento occorso che può determinare l’insorgenza di un disturbo psicologico. Il disturbo direttamente collegato al trauma è il Disturbo post traumatico da stress, ma le risposte a un trauma possono essere molteplici.
All’interno di questa macro categoria, il trauma migratorio, che spesso viene “declassato” come poco importante e considerato come trascurabile, assume in realtà delle connotazioni interessanti che necessitano di un luogo di ascolto.
Il trauma migratorio, infatti, sia quando compreso in quanto tale sia quando trascurato, si configura come un trauma identitario in quanto vengono meno quelle cornici psicologiche, sociali ed economiche conosciute. L’individuo deve costruirne di nuove o adattarle al nuovo contesto. Questo comporta un dispendio di energie, che diventa insostenibile quando non preso in adeguata considerazione.
È importante comprendere quando si tratta di un trauma effettivo e quando no. Quello che consente una prima discriminazione è la pervasività e la ripetitività dell’evento traumatico nella vita dell’individuo. Infatti, quanto più un evento è ripetuto nel tempo (si pensi per esempio ai casi di maltrattamento) tanto più forti saranno le strategie difensive attivate dalla mente.


Per un percorso da fare insieme